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Le priorità della Svizzera per il Consiglio di sicurezza dell’ONU

In vista della possibile elezione della Svizzera a membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU per il biennio 2023-2024, il Consiglio federale ha proposto quattro priorità tematiche: promozione della pace, protezione della popolazione civile in situazioni di conflitto armato, sicurezza climatica e rafforzamento dell’efficienza del Consiglio di sicurezza. Le priorità saranno ora sottoposte alle Commissioni della politica estera per consultazione e solo in seguito saranno adottate definitivamente. Le priorità in breve.

Immagine della sala riunioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York.

La Svizzera vuole portare i propri valori e i propri interessi all'interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU. © Keystone

Si avvicina la scadenza del 9 giugno 2022, data in cui la Svizzera potrebbe essere eletta membro non permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il 25 maggio 2022 il Consiglio federale ha presentato quattro priorità tematiche su cui incentrare il suo mandato. La Svizzera vuole portare gli interessi e i valori su cui si basa la sua politica estera all'interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’obiettivo è costruire una pace sostenibile, proteggere la popolazione civile, affrontare la sicurezza climatica e rafforzare l’efficienza del Consiglio. In qualità di membro di quest’ultimo, la Svizzera potrebbe dare attuazione in modo ancora più incisivo al suo mandato costituzionale che le impone di impegnarsi «per la conservazione duratura delle basi naturali della vita e per un ordine internazionale giusto e pacifico». Avrebbe inoltre l’opportunità di agire tra le parti in conflitto per promuovere soluzioni praticabili: un valore aggiunto per la comunità internazionale.

Stabilire delle priorità non significa mettere da parte altre questioni. Conformemente alla sua Strategia di politica estera 2020–2023, la Svizzera vuole impegnarsi in maniera credibile all’interno del Consiglio di sicurezza, e ciò implica affrontare tutte le questioni all’ordine del giorno, e in primo luogo in quelle che riguardano i singoli contesti nazionali.

Le priorità tematiche della Svizzera in dettaglio:

Costruire una pace sostenibile

La Svizzera dispone di una lunga esperienza e di competenze riconosciute nel campo della promozione della pace e della prevenzione dei conflitti armati. Nell’ambito della sua politica di pace è attiva in situazioni di conflitto con i suoi buoni uffici, che comprendono mandati di mediazione o in qualità di potenza protettrice. Supporta inoltre altri Stati nell’organizzazione e nello svolgimento di elezioni pacifiche dopo la conclusione delle ostilità. In concreto ciò avviene, per esempio, con l’elaborazione di un codice di comportamento comune che impone la rinuncia a qualsiasi forma di incitamento all’odio o all’uso di simboli e argomenti religiosi durante la campagna elettorale. Il codice mira a rafforzare il clima di fiducia tra i partiti e a promuovere l’accettazione del compromesso democratico dopo le elezioni.

Molte persone siedono davanti al loro computer intorno a un tavolo quadrato in legno.
Incontro del comitato negoziale dell’opposizione siriana con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria durante i colloqui di pace del maggio 2017 nella sede dell’ONU a Ginevra. © Keystone

In Svizzera si tengono regolarmente conferenze e negoziati di pace. Il nostro Paese è riconosciuto sia nell’ambito dei processi di pace delle Nazioni Unite che dalle parti in conflitto per la sua flessibilità, professionalità e discrezione. Un esempio: su richiesta dell’allora segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, la Svizzera ha facilitato i colloqui di pace sulla Siria che si sono tenuti a Ginevra dal 2013 in base alla tabella di marcia stabilita da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Nella città sul lago Lemano si sono svolti sette round negoziali che la Svizzera ha reso possibili anche durante la pandemia di COVID-19.

In qualità di membro del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera intende impegnarsi per:

  • creare un clima di fiducia e ad assicurare la collaborazione tra gli Stati in seno al Consiglio di sicurezza;
  • promuovere efficacemente la pace attraverso le Nazioni Unite;
  • tutelare i diritti umani;
  • incentivare la partecipazione delle donne ai processi di pace e le missioni di mantenimento della pace dell’ONU che possono occuparsi dei problemi esistenti nei Paesi colpiti.  

Proteggere la popolazione civile

La popolazione civile paga un prezzo troppo alto nei conflitti armati. La lunga tradizione umanitaria e l’impegno della Svizzera per il rispetto del diritto internazionale umanitario sono riconosciuti in tutto il mondo. La protezione della popolazione civile e delle persone che non partecipano più alle ostilità è una questione centrale in molte situazioni di conflitto all’ordine del giorno del Consiglio di sicurezza.

Immagine di una sala operatoria distrutta in Siria. Nel muro in fondo c’è un buco.
Un attacco aereo ha distrutto la sala operatoria dell’ospedale di al-Rahma a Idlib, in Siria, nell’agosto del 2019. © Keystone

La Svizzera è da tempo attiva in questo settore e guida un gruppo di Stati membri dell’ONU che condividono le sue stesse idee allo scopo di coordinare le loro posizioni in merito alla protezione dei civili. In qualità di membro del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera intende impegnarsi per:

  • assicurare il più rigoroso e completo rispetto del diritto internazionale umanitario, in particolare per quanto riguarda la condotta della guerra e la protezione della popolazione civile;
  • garantire la protezione dei bambini, dei malati, del personale e delle strutture mediche, dei trasporti e delle infrastrutture critiche (approvvigionamento idrico o produzione alimentare) nei conflitti armati;
  • migliorare il perseguimento penale delle violazioni del diritto umanitario internazionale.

Allo scoppio della guerra in Ucraina la Svizzera ha risposto immediatamente inviando aiuti umanitari d’emergenza. Grazie alla sua posizione in Moldova, la Svizzera è stata uno dei primi Paesi a distribuire aiuti alla popolazione delle città colpite. La Svizzera offre inoltre i suoi buoni uffici alle parti in conflitto.

Affrontare la sicurezza climatica

Il cambiamento climatico minaccia anche la pace e la sicurezza internazionale. L’aumento delle temperature e la siccità possono provocare fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari, accrescere la competizione per le risorse naturali o rendere più precari i mezzi di sussistenza e costringere le persone a emigrare. Il cambiamento climatico agisce come moltiplicatore di rischi, esacerbando i fattori di stress politico, sociale, economico ed ecologico già esistenti. Le fasce più vulnerabili della popolazione sono di solito le più esposte ai rischi climatici. Anche la Svizzera dispone di competenze e know-how in questo settore, utili per mitigare i rischi legati al clima. 

Un pozzo accanto al letto di un fiume asciutto in un paesaggio arido.
Un pozzo accanto al letto di un fiume asciutto in Nord Africa. A causa dei cambiamenti del clima, negli ultimi anni le precipitazioni sono diminuite del 75%. © Keystone

In qualità di membro del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera intende impegnarsi per:

  • affrontare le ripercussioni del cambiamento climatico sulla politica di sicurezza e di pace e identificare possibili soluzioni;
  • stabilire connessioni con altri importanti obiettivi della politica estera svizzera, come la protezione della popolazione civile, la riduzione del rischio di catastrofi, la prevenzione dei conflitti o la protezione dall’estremismo violento.
  • A tale scopo, oltre alle competenze dell’Amministrazione federale è necessario mobilitare nella ricerca di soluzioni le conoscenze del mondo scientifico e della società civile, sfruttando in particolare il know-how della Ginevra internazionale. 

Rafforzare l’efficienza

Dal 2006 la Svizzera si batte per una maggiore trasparenza e responsabilità e per una maggiore inclusione degli Stati non membri nei lavori del Consiglio di sicurezza. La Svizzera coordina il gruppo «Accountability, Coherence and Transparency» (ACT), che comprende 27 Paesi e sostiene, tra le altre cose, la necessità di fare un uso responsabile del diritto di veto. Un codice di comportamento redatto dal Gruppo ACT invita tutti i membri del Consiglio a non votare contro un progetto di risoluzione credibile che cerchi di prevenire atrocità di massa. Oltre 120 Paesi di tutto il mondo si sono già impegnati a rispettare questo codice.

In qualità di membro del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera intende impegnarsi per:

  • migliorare la conformità dei regimi di sanzioni allo Stato di diritto;
  • promuovere un maggiore collegamento tra le attività delle diverse sedi delle Nazioni Unite, compresa quella di Ginevra;
  • ottimizzare i processi nonché la capacità del Consiglio di sicurezza di agire e di rendere conto del proprio operato.

Una scelta coerente

Il seggio della Svizzera come membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU è la logica continuazione del suo impegno per la pace e la sicurezza a livello globale. Il Consiglio federale ha inoltrato la candidatura nel 2011 dopo aver consultato ampiamente il Parlamento. Secondo la Costituzione federale, infatti, la Svizzera deve dare un contributo alla coesistenza pacifica dei popoli e alla costruzione di un ordine internazionale giusto. Questo è anche l’obiettivo dichiarato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: un obiettivo di grande importanza per un Paese fortemente globalizzato come la Svizzera, che dipende da condizioni stabili e da regole internazionali chiare. Pace e stabilità sono i presupposti essenziali per garantire prosperità e sviluppo.

Le prossime tappe

Le Commissioni della politica estera del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati (CPE) saranno ora consultate sulle priorità presentate dal Consiglio federale. Ciò è in linea con quanto richiesto dalle stesse CPE ed è stabilito nel rapporto dell’Esecutivo dell’11 settembre 2020 sul seggio della Svizzera al Consiglio di sicurezza e il coinvolgimento del Parlamento. Le consultazioni si svolgeranno presumibilmente durante l’estate, prima che il Consiglio federale adotti le priorità in via definitiva. 

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU e la neutralità della Svizzera

La neutralità costituisce un vantaggio dal punto di vista di un mandato nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite perché dà a un Paese la credibilità necessaria per mediare tra parti in conflitto. Compito del Consiglio di sicurezza è mantenere la pace e la sicurezza per conto della comunità internazionale. Come membro del Consiglio di sicurezza, la Svizzera darebbe un contributo al sistema di sicurezza collettiva dell’ONU. Del Consiglio di sicurezza hanno fatto regolarmente parte altri Stati neutrali, come l’Austria o attualmente l’Irlanda. Nel 2015 il Consiglio federale ha chiarito in un rapporto che la Svizzera può esercitare la sua neutralità anche all’interno del Consiglio di sicurezza.