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Elezione della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell’ONU

Il 9 giugno 2022 l’Assemblea generale dell’ONU ha eletto la Svizzera come membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il mandato, della durata di due anni, inizierà il 1° gennaio 2023 e si concluderà il 31 dicembre 2024. Grazie al seggio nel Consiglio di sicurezza, la Svizzera potrà quindi contribuire con i propri punti di forza alla pace e alla sicurezza, costruire ponti in veste di Paese neutrale e, attraverso il contatto diretto con i principali attori del panorama mondiale, difendere meglio i propri interessi.

Oggi, a New York, l’Assemblea generale dell’ONU ha eletto la Svizzera al Consiglio di sicurezza con 187 voti su 190. Dall’adesione della Svizzera all’ONU nel 2002, nessuno Stato appartenente al gruppo «Paesi dell’Europa occidentale e altri Stati» è stato eletto con un risultato migliore. Si tratta di un segnale forte di sostegno e di fiducia da parte della comunità internazionale nei confronti del nostro Paese.

Siamo onorati di questa elezione. Adempieremo il mandato con rispetto e siamo pronti ad impegnarci in modo costruttivo e ad assumerci le nostre responsabilità all’interno del Consiglio di sicurezza.
Presidente della Confederazione Ignazio Cassis

«Siamo onorati di questa elezione. Adempieremo il mandato con rispetto e siamo pronti ad impegnarci in modo costruttivo e ad assumerci le nostre responsabilità all’interno del Consiglio di sicurezza», ha affermato il presidente della Confederazione Ignazio Cassis, che era presente all’elezione. 

Il Presidente Ignazio Cassis vota all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York.
Il Presidente della Confederazione Ignazio Cassis vota all'Assemblea generale dell'ONU a New York. © DFAE

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU e la Svizzera perseguono gli stessi obiettivi

Il mandato del Consiglio di sicurezza, ossia operare per mantenere la pace e la sicurezza internazionali, coincide con il principale obiettivo della politica estera svizzera. Secondo la Costituzione federale, la Svizzera contribuisce ad assicurare la convivenza pacifica dei popoli nonché a salvaguardare le basi naturali della vita. Con il suo primo seggio nel Consiglio di sicurezza, il nostro Paese può ora adempiere questa missione al meglio e nel contempo attuare un obiettivo prioritario della Strategia di politica estera 2020–2023 nel campo della pace e della sicurezza. Inoltre, potrà far valere maggiormente le proprie posizioni, così da influenzare gli sviluppi internazionali in qualità di partner credibile.

Vogliamo mettere a frutto il know-how svizzero per promuovere la pace nel mondo, far conoscere i nostri valori e, in veste di Paese neutrale, contribuire a soluzioni di compromesso.
Presidente della Confederazione Ignazio Cassis

«Vogliamo mettere a frutto il know-how svizzero per promuovere la pace nel mondo, far conoscere i nostri valori e, in veste di Paese neutrale, contribuire a soluzioni di compromesso», spiega il presidente della Confederazione a proposito del ruolo della Svizzera nel Consiglio di sicurezza. 

In questi tempi difficili, è importante che Paesi come la Svizzera svolgano un ruolo costruttivo all’interno del Consiglio di sicurezza e promuovano il dialogo. «Questo dialogo è difficile ma necessario per rafforzare il multilateralismo e agire in modo più mirato. Questioni fondamentali come il cambiamento climatico, le pandemie, la povertà o la migrazione possono essere affrontate solo insieme», ha affermato Ignazio Cassis a New York. 

«Questo dialogo è difficile ma necessario per rafforzare il multilateralismo e agire in modo più mirato. Questioni fondamentali come il cambiamento climatico, le pandemie, la povertà o la migrazione possono essere affrontate solo insieme.
Presidente della Confederazione Ignazio Cassis

In relazione al suo seggio nel Consiglio di sicurezza, la Svizzera intende fissare quattro priorità: costruire una pace sostenibile, proteggere la popolazione civile, affrontare la questione della sicurezza climatica e rafforzare l’efficienza del Consiglio stesso. Nel corso dell’estate le Commissioni della politica estera (CPE) del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati saranno consultate in merito alle priorità, che successivamente verranno adottate dal Consiglio federale in via definitiva. 

Oltre dieci anni di preparativi all’elezione e al seggio

Sono trascorsi 20 anni dal referendum che ha deciso l’adesione della Svizzera all’ONU. Dopo ampie consultazioni con il Parlamento, nel 2011 il Consiglio federale ha presentato la candidatura della Svizzera al Consiglio di sicurezza. Nel 2015 un rapporto dell’Esecutivo ha confermato la compatibilità del seggio con la neutralità del Paese. La Svizzera ha pubblicizzato la sua candidatura e il suo profilo con lo slogan «Un più per la pace». Ora sono in corso i preparativi in vista del seggio. Nei mesi scorsi il Consiglio federale ha definito, tra le altre cose, i processi decisionali e di coordinamento interni e, d’intesa con le CPE, ha stabilito le modalità del coinvolgimento del Parlamento. 

Membri permanenti e non permanenti del Consiglio di sicurezza

Il Consiglio di sicurezza è stato creato nel 1946 ed è un organo principale dell’ONU. Si compone di cinque membri permanenti (Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti – noti anche come «permanent five» o P5) e dieci non permanenti («elected members» o E10). Questi ultimi vengono eletti dall’Assemblea generale dell’ONU per un periodo di due anni. Oggi insieme alla Svizzera sono stati eletti nel Consiglio di sicurezza anche l’Ecuador, il Giappone, Malta e il Mozambico, e nel 2023 vi saranno rappresentati anche l’Albania, il Brasile, gli Emirati arabi uniti, il Gabon e il Ghana. 

I seggi del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di Francia, Russia, Stati Uniti, Cina, Regno Unito, Malta, Giappone, Ecuador, Mozambico, Albania, Brasile, Emirati Arabi Uniti, Ghana e Gabon sono disposti a semicerchio.
La composizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite al 1° gennaio 2023. © DFAE

I membri permanenti dispongono del diritto di veto nell’adozione delle risoluzioni. Tuttavia, dipendono dai membri non permanenti, dal momento che le decisioni richiedono almeno nove voti favorevoli. Inoltre, i membri non permanenti forniscono regolarmente contributi importanti per il lavoro del Consiglio di sicurezza.