Il Consiglio federale propone una nuova legge sulla restituzione di averi di provenienza illecita

Berna, Comunicato stampa, 24.02.2010

Sull'onda della sua decisione di blocco degli averi Duvalier, adottata il 3 febbraio 2010, in data odierna il Consiglio federale ha deciso di avviare la procedura di consultazione della legge federale sulla restituzione di averi di provenienza illecita (LRAI). Una volta entrata in vigore, il primo caso di applicazione della legge potrebbe riguardare gli averi Duvalier, se il Parlamento decidesse in tal senso. Con questo disegno legislativo la Svizzera conferma la sua posizione di capofila nell'ambito della restituzione di averi di provenienza illecita.

Nel corso degli ultimi quindici anni la Svizzera ha restituito oltre 1,7 miliardi di franchi ai Paesi spogliati da persone politicamente esposte quali Sani Abacha, Ferdinand Marcos o  Vladimiro Montesinos. Questo risultato è dovuto alla qualità del suo dispositivo legale, basato sull'assistenza internazionale, e alla sua volontà politica di evitare che la Svizzera serva da rifugio al denaro degli uomini politici corrotti. Questo risultato fa della Svizzera la capofila mondiale in tale ambito. 

L'esperienza ha tuttavia dimostrato che il sistema ha dei limiti quando gli Stati non sono in grado di condurre procedimenti penali nazionali, come nei casi Mobutu e Duvalier. Nella sua sentenza Duvalier del 12 gennaio 2010, il Tribunale federale ha del resto considerato che le condizioni poste dall'assistenza giudiziaria «appaiono troppo rigide per questo genere di casi», invitando il legislatore ad apportare le correzioni e gli alleggerimenti necessari. 

Per rispondere a queste necessità, il Consiglio federale ha sottoposto a procedura di consultazione un avamprogetto di legge sulla restituzione  di averi di provenienza illecita. La procedura terminerà il 16 aprile 2010 e spetterà allora al Parlamento pronunciarsi. È da auspicare una rapida entrata in vigore della legge per tentare di risolvere quanto prima il caso degli averi Duvalier. Nel frattempo essi rimarranno bloccati conformemente alla decisione adottata dal Consiglio federale il 3 febbraio 2010.


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