Il DFAE è preoccupato per l

Berna, Comunicato stampa, 05.03.2009

Il DFAE deplora che le autorità sudanesi abbiano deciso di espellere attori umanitari presenti nel Darfur in risposta alla decisione della Camera preliminare I della Corte penale internazionale - resa pubblica il 4 marzo 2009 - di spiccare un mandato d'arresto nei confronti del Presidente sudanese.

Il DFAE ha preso atto della decisione della Camera preliminare I della Corte penale internazionale (CPI) di spiccare un mandato di arresto nei confronti del presidente sudanese Omar al-Bashir per crimini contro l'umanità e crimini di guerra. La Svizzera conferisce grande importanza alla Corte e ne rispetta l'indipendenza. È parte dello Statuto di Roma della CPI e coopera pienamente con questa istituzione.  

Le autorità sudanesi hanno deciso di revocare l'autorizzazione di operare in Sudan  rilasciata a una decina di organizzazioni non governative. Il DFAE è molto preoccupato per le conseguenze cui le 4,5 milioni di persone nel bisogno del Darfur dovranno far fronte. Di fatto, questi attori umanitari forniscono prestazioni essenziali per la sopravvivenza di molti civili, segnatamente per quanto concerne l'acqua, il cibo, la salute e la protezione. 

Il DFAE invita tutte le parti a dar prova di ritegno e le richiama al loro obbligo di rispettare senza riserve il diritto internazionale, fra cui l'impegno a garantire la sicurezza del personale dell'ONU, dell'UA e delle organizzazioni umanitarie, nonché a assicurare alle popolazioni nel bisogno l'accesso all'aiuto umanitario. 

Il DFAE continuerà a prodigarsi nella ricerca di una soluzione pacifica ai conflitti sudanesi. La ricerca della giustizia deve andare di pari passo con un processo di pace globale, portato avanti con perseveranza. 



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