Giornata mondiale contro la pena di morte

L’obiettivo dichiarato della Svizzera è un mondo senza pena di morte. © Keystone



Il 10 ottobre è la giornata mondiale contro la pena di morte. Sin dal primo rapporto sulla politica svizzera dei diritti dell’uomo del 2 giugno 1982, la Svizzera dà la massima priorità all’abolizione della pena di morte. Il tema sarà messo in primo piano nel 2014, l’anno presidenziale del consigliere federale Didier Burkhalter. La strategia 2013-2016 del DFAE per l’abolizione della pena di morte nel mondo conferisce una dimensione concreta all’obiettivo dell’abolizione della pena capitale a livello mondiale entro il 2025 e definisce un orizzonte temporale preciso per le attività previste a tale scopo. 

La politica dei diritti dell’uomo, associata all’impegno per l’abolizione della pena di morte, rappresenta una priorità della politica estera svizzera. Il nostro Paese vanta una lunga tradizione in ambito umanitario e ha un interesse al mantenimento della pace e della stabilità a livello internazionale, raggiungibile anche grazie alla protezione dei diritti dell'uomo.



L’obiettivo dichiarato della Svizzera è un mondo senza pena di morte. La Svizzera si adopera affinché i Paesi che praticano esecuzioni capitali introducano una moratoria o almeno limitino le fattispecie di reato soggette alla pena di morte. Il nostro Paese si impegna inoltre a favore del rispetto degli standard minimi previsti dal diritto internazionale, ovvero nessuna pena di morte per i minorenni e nessuna esecuzione capitale per le donne incinte o le persone disabili.



Tappe principali nella lotta contro la pena di morte

Attraverso dichiarazioni e accordi giuridici, la comunità internazionale si sta progressivamente avvicinando all'abolizione su scala mondiale della pena di morte un processo che è tuttora in corso. Gli Stati europei in particolare hanno rafforzato il loro impegno a favore dell'abolizione della pena capitale, soprattutto a partire dagli anni '80 del secolo scorso. La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) adottata a Roma dal Consiglio d'Europa nel 1950, tutela il diritto alla vita di ogni essere umano, ma ammette la condanna a morte in caso di crimini per i quali la legge prevedeva la pena capitale. La Convenzione è stata firmata il 4 novembre 1950 da 13 Paesi ed è entrata in vigore nel 1953. La Svizzera ha aderito al Consiglio d'Europa nel 1963 e ha ratificato la CEDU undici anni più tardi. Da allora sono state introdotte numerose altre disposizioni.



Le seguenti decisioni sono state fondamentali nel processo di abolizione della pena di morte a livello internazionale:

  • Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite (1948)

    la Dichiarazione definisce i diritti e le libertà degli esseri umani. L'articolo 3 evidenzia esplicitamente il diritto alla vita. Poiché si tratta di una dichiarazione e non di un documento giuridicamente vincolante, viene sollevata l'esigenza di misure più incisive; 
  • Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (1966)

    gli Stati membri dell'ONU sono stati esortati ad abolire la pena di morte o ad applicarla esclusivamente per i reati più gravi. La Svizzera ha ratificato il Patto nel 1975; 
  • Protocollo n. 6 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (1982)

    il Protocollo, che prevedeva l'abolizione della pena di morte in tempo di pace, è stato ratificato da quasi tutti gli Stati Parte della CEDU. La pena di morte continuava tuttavia a essere ammessa per atti commessi in tempo di guerra o di pericolo imminente di guerra; 
  • Protocollo n. 13 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (2002)

    con questo Protocollo, ratificato in Lituania il 3 luglio 2003, gli Stati Parte si impegnavano a non condannare a morte e a non giustiziare nessun essere umano, neanche in tempo di guerra o di pericolo imminente di guerra. Andorra, Bulgaria, Danimarca, Irlanda, Croazia, Liechtenstein, Malta, Romania, Ucraina e Cipro sono stati, oltre alla Svizzera, i primi Paesi a firmare il Protocollo. Fino a luglio 2013 il Protocollo era stato ratificato da 43 Stati del Consiglio d'Europa. La Polonia dovrebbe depositare gli strumenti di ratifica presso il Consiglio d'Europa in ottobre 2013. L'Armenia ha firmato il Protocollo, ma non lo ha ancora ratificato, mentre l'Azerbaigian e la Russia non lo hanno né firmato né ratificato; 
  • Risoluzioni dell'ONU sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali

    nel 2007 l'ONU ha adottato la prima risoluzione sulla moratoria universale delle esecuzioni capitali, a cui sono seguite altre risoluzioni sulla moratoria nel 2008, nel 2010 e nel 2012. Tali decisioni rappresentano un indice per misurare gli sviluppi nel processo di abolizione della pena di morte a livello mondiale. Nel 2012 la risoluzione dell'ONU è stata approvata da 111 dei 193 Stati membri;
  • Convenzione sui diritti del fanciullo, che sancisce il divieto della pena di morte (1989)

    la pena di morte è stata esclusa per i reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni. La Svizzera ha ratificato la Convenzione nel 1994.

Congresso mondiale e giornata mondiale contro la pena di morte

Dal 2001, ogni tre anni viene organizzato un Congresso mondiale per l'abolizione della pena di morte. Le precedenti sedi del congresso sono state Ginevra (2010), Parigi (2007), Montreal (2004) e Strasburgo (2001). Nel giugno del 2013 la Svizzera ha patrocinato, insieme alla Spagna, alla Francia e alla Norvegia, il quinto Congresso mondiale a Madrid, a cui hanno partecipato 1500 persone provenienti da oltre 90 Stati. Nell'ambito del congresso, incentrato sull'impegno per l'abolizione della pena di morte a livello nazionale, regionale e internazionale, il consigliere federale Didier Burkhalter ha ribadito la posizione della Svizzera, per un mondo senza pena di morte.



In occasione del quarto Congresso mondiale contro la pena di morte svoltosi a Ginevra, è stata fondata la Commissione internazionale contro la pena di morte. Questa commissione, di cui fa parte l'ex consigliera federale Ruth Dreifuss, vuole sensibilizzare il maggior numero possibile di Paesi e attori e a coinvolgerli in prima persona, con l'obiettivo di raggiungere entro il 2015 di una moratoria delle esecuzioni nei Paesi in cui vige la pena di morte.



La data del 10 ottobre è stata designata come Giornata internazionale contro la pena di morte su iniziativa della «World Coalition against Death Penalty», una coalizione composta da 130 organizzazioni non governative.

La Svizzera e la pena di morte: breve excursus storico

La pena di morte è stata abolita per i reati politici dalla Costituzione federale del 1848 e, in seguito, completamente vietata in alcuni Cantoni. La Costituzione federale del 1874 ha temporaneamente vietato la pena di morte sull'intero territorio svizzero, ma solo cinque anni più tardi la Confederazione ha nuovamente conferito ai Cantoni il diritto di legiferare in materia di pena capitale. Dopo il 1848 le esecuzioni capitali sono state rare e nella maggior parte dei casi, è stata concessa la grazia. L'ultima esecuzione civile è avvenuta nel 1940 a Sarnen, nel Cantone di Obvaldo, con la decapitazione di uno zurighese per triplice omicidio.

Con l'introduzione del Codice penale svizzero nel 1942, la pena di morte è stata stralciata dal diritto penale ordinario su tutto il territorio della Confederazione. Nel diritto penale militare è invece rimasta fino al 1992 per reati come il tradimento, il favoreggiamento del nemico, l'assassinio e il saccheggio. Durante la Seconda guerra mondiale 17 militari dell'Esercito svizzero sono stati condannati a morte per tradimento e fucilati.

In merito alla pena di morte, la Costituzione federale del 2000 stabilisce all'articolo 10 capoverso 1: «Ognuno ha diritto alla vita. La pena di morte è vietata.».

Fatti e cifre

  • Secondo la lista dei Paesi pubblicata nell'aprile del 2013, la pena di morte è stata completamente abolita in 97 Stati tra cui la Svizzera, le Filippine, Panama, la Danimarca, l'Ecuador, la Repubblica dominicana e il Messico; e due territori.
  • Otto Stati, ovvero Bolivia, Brasile, Cile, El Salvador, Isole Figi, Israele, Kazakstan e Perù, prevedono la pena di morte soltanto per reati straordinari come i crimini di guerra.
  • Secondo Amnesty International, 35 Stati, tra cui la Liberia, il Mali, il Niger, la Tanzania, la Tunisia e lo Sri Lanka, hanno abolito la pena di morte nella pratica, ma non nella loro legislazione. Se in un Paese non vengono praticate esecuzioni per un periodo di dieci anni si parla di una «moratoria di fatto». Quest'ultima non è tuttavia vincolante dal punto di vista giuridico e dunque può essere infranta.
  • 57 Stati e un territorio hanno mantenuto la pena di morte e la applicano. Tra questi figurano il Sudan del Sud, la Siria, gli Emirati arabi uniti, gli Stati Uniti d'America, la Thailandia e il Libano.
  • Dal 2012, dopo lunghe interruzioni, alcuni Stati come il Botswana, il Gambia, la Nigeria, l'India, il Giappone ed il Kuwait hanno di nuovo proceduto a esecuzioni capitali.
  • Secondo Amnesty International, nel 2012 sono state registrate esecuzioni capitali per decapitazione (Arabia Saudita), impiccagione (Afghanistan, Bangladesh, Botswana, India, Iraq, Iran, Giappone, Pakistan, Territori palestinesi, Sudan del Sud, Sudan), fucilazione (Belarus, Cina, Yemen, Gambia, Corea del Nord, Territori palestinesi, Somalia, Taiwan, Emirati arabi uniti) o iniezione letale (Cina, Stati Uniti d'America).



    Fonte: «Amnesty International»